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Seconda procedura d'infrazione all'Italia per il non corretto funzionamento del 112. Stampa E-mail
mercoledì 08 ottobre 2008

L'Italia, il paese dei Decreti Legge che poi restano non approvati dal Parlamento e di conseguenza perdono ogni effetto, così come è accaduto col decreto legge del 22 Gennaio 2008, pubblicato il 10 Marzo di quest'anno sulla gazzetta n° 59.
L'unica cosa prodotta da questo decreto è stata l'attivazione di una semplice linea telefonica punto-punto tra la centrale operativa dei Carabinieri di Salerno e le rispettive centrali del 115/118 e di un sistema per lo smistamento delle chiamate, curato da Telecom Italia, che effettua uno instradamento random a metà tra Carabinieri e Polizia di Stato delle chiamate dirette al Numero Unico di Emergenza Europeo 112.

Ma in realtà non è stato ancora fatto pressoché nulla per attivare il 112 in Italia, tanto che lo stesso decreto Gentiloni sul 112 conteneva il vizio di non prevedere alcuna integrazione reale tra Carabinieri e Polizia di Stato, tantomeno con il servizio di soccorso tecnico dei vigili del fuoco e del soccorso sanitario, per non parlare di altri servizi di pubblica utilità.
Inoltre il decreto, a parte la discutibile attivazione della fase cosiddetta sperimentale a Salerno, è rimasto inattuato, tanto che nulla è accaduto nelle provincie in cui era prevista la seconda fase di attivazione del 112 unico (Como , Crotone, Imperia, Matera, Padova, Perugia, Sassari e Torino). 

Di questa situazione se ne sono però accorte le autorità Europee e la Commissione ha inviato una nuova lettera di messa in mora al Governo Italiano, in sostanza si evidenzia la necessità che tutte le centrali operative di emergenza debbano trattare i dati di localizzazione e che le chiamate al 112 debbano essere correttamente gestite, oltre che inoltrate (proprio con dette informazioni di localizzazione del chiamante), alle centrali competenti, siano esse della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Sanitario o qualsivoglia altro corpo o ente di rilevante importanza, quali ad esempio la G.d.F., il C.F.S., la Guardia Costiera, ecc.).

Si è determinata pertanto una non corretta interpretazione di quanto previsto nel decreto Gentiloni, rispetto alla normativa Europea, tanto che alla luce di questa nuova procedura di infrazione, se si dovessero continuare a gestire le oltre 100 centrali operative oggi esistenti con i quattro numeri telefonici di emergenza oggi attivi, implementando su tutte queste l'hardware e il software per la gestione delle informazioni di localizzazione delle chiamate, si avrebbe un dispendio di risorse enorme.

Crediamo che il Governo Berlusconi debba tornare al suo precedente progetto che prevedeva il 112 unico con strutture di primo livello in grado di interfacciarsi con le centrali operative di secondo livello già esistenti (112, 113, 115, 118), andando quindi a concentrare gli investimenti sulle centrali di primo livello (da creare con carattere provinciale o sovra-provinciale e con compiti di dispatching e coordinamento interforze).


Riportiamo di seguito fedelmente il documento dell'ufficio stampa della Commissione Europea, con di seguito l'estratto di testo che riguarda l'Italia, deferita assieme a Bulgaria e Romania, alla Corte di Giustizia Europea. Nel documento è riportato anche il precedente deferimento alla Corte di Giustizia Europea per la mancata messa a disposizione dei servizi di emergenza delle informazioni relative alla localizzazione del chiamante.
Noterete come noi, che l'Italia è attualmente l'unico paese ad avere aperte ben 2 procedure di infrazione per temi diversi sul 112 (localizzazione e gestione del 112).
Ci permettiamo di ricordare a tutti che questa "non corretta gestione del 112" è imputabile esclusivamente a errori politici, non certo a chi oggi si trova a gestire le chiamate al numero 112 ogni giorno, con risorse limitate e non adeguate.

 

EENA Italia

 

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 08 ottobre 2008 )
 
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