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di Giulio Mancini
ROMA
(18 gennaio) - Ha partorito in piena notte sul letto di casa sua. Ma
per riuscire ad arrivare in ambulanza all’ospedale ha impiegato
cinquanta lunghissimi, interminabili e maledettissimi minuti. Quasi
un’ora di tempo per coprire una manciata di chilometri mentre, dopo
aver partorito la sua bambina che aveva fretta di nascere grazie
all’assistenza del marito, la donna era immersa in un lago di sangue.
E’
oggetto di una denuncia alla Procura della Repubblica e di un’indagine
interna all’organizzazione regionale Ares 118 l’incubo vissuto nella
notte tra mercoledì e giovedì scorso da una famiglia che vive a Casal
Palocco. Fortunatamente tutto è finito per il meglio. Irene, la
piccolina, pesa quasi tre chili e mezzo e sorride beata in una culletta
della
Neonatologia del ”Grassi”. Mamma Marta, di 38 anni, allatta
regolarmente e abbraccia la sua bimba insieme all’altra figliola, la
primogenita Elena.
Chi non riesce a scrollarsi di dosso il senso
di terrore vissuto in quei maledetti cinquanta minuti, pur nella
capacità di controllo emotivo tipico di un pilota di jet passeggeri, è
Matteo Caruso, papà e ”levatrice” occasionale. «Ho avuto tanta paura
dice e sono stato solo come se tutto fosse accaduto in chissà quale
posto sperduto e non a Roma, in una società che si definisce moderna».
L’incubo
ha la forma della carta bollata, quella con la quale ha esposto i fatti
alla magistratura. Tutto ha inizio all’1,20 di giovedì scorso. Marta,
al nono mese di gravidanza, si sveglia improvvisamente dal sonno: ha
”rotto le acque”, sintomo chiaro del travaglio. Pochi istanti dopo
nella loro casa di via di Macchia Saponara arriva una seconda forte
contrazione: Irene vuole nascere. «Non ho potuto fare altro: ho tirato
fuori la bimba, tagliato il cordone ombelicale, l’ho lavata e nel
frattempo mia suocera ha chiamato per la prima volta il 118 comunicando
quanto stava avvenendo» ricorda Matteo.
L'autoambulanza, però,
tarda ad arrivare («diranno di avere ricevuto un numero civico
dell’indirizzo sbagliato, cosa non vera, visto che al 118 abbiamo fatto
ben tre telefonate, due di mia suocera ed una io») mentre invece
insorgono le prime complicazioni. «La bimba racconta il pilota con il
tremore nella voce stentava a respirare, era diventa tutta nera e
freddissima e mia moglie giaceva in un letto pieno di sangue. Ero in
linea con l’operatore del 118 che mi suggeriva quali manovre di pronto
soccorso dovevo fare».
La suocera, che aspettava in strada
l’arrivo del mezzo di soccorso, ha dovuto rincorrere l’ambulanza su una
macchina di passaggio perchè l’autista, non avvedendosi del civico, non
si era fermato. «Quando finalmente sono arrivati i soccorsi descrive
nella sua denuncia Matteo Caruso in casa è entrato solo l’infermiere
che non ha prestato alcuna attenzione nè a mia moglie nè alla neonata e
non mi ha sgravato dalla responsabilità e della mia inesperienza
nell’assistere la bimba che tenevo a testa in giù per agevolare la
fuoriuscita di liquido proveniente dai polmoni mentre la massaggiavo
per agevolare la corretta respirazione».
«Quel signore si
indigna il pilota si rende conto della situazione e che fa? Carica solo
me con in braccio la bimba sull’autoambulanza non riscaldata e
freddissima. Li imploro di prestare soccorso a mia moglie e mi
rispondono che arriverà un'altra autoambulanza e che se proprio devono
prendere anche lei lo potranno fare solo sotto la mia responsabilità.
Poco dopo, però, decidono di tornare indietro a recuperare anche mia
moglie».
Ma non è finita. Ritornata in via di Macchia Saponara,
l’ambulanza si ferma ma il papà con la piccina sono invitati a restare
a bordo, al freddo. «Ho chiamato al telefono mia sorella, che è medico
pediatra e si è raccomandata di tenere al caldo Irene perchè un colpo
di freddo poteva costarle la vita prosegue Caruso e ho dovuto
affrontare una mezza colluttazione con l’infermiere per rientrare a
casa e stare al caldo. A quel punto non ci ho visto più ed ho chiamato
i carabinieri». Dopo qualche minuto il papà, la mamma e la neonata
finalmente insieme partono in ambulanza e raggiungono il ”Grassi”.
«Erano passati 50 minuti dal parto» sottolinea il capofamiglia che nel
frattempo sarebbe stato anche sbeffeggiato sul mezzo per il suo accento
siciliano.
La Direzione generale dell’Ares 118, «scusandosi
per il disservizio vissuto dai pazienti», ha avviato un’indagine
interna per accertare le responsabilità. E’ stato già accertato che
l’ambulanza, partita dalla postazione di Acilia, ha impiegato sedici
minuti per arrivare in via Macchia Saponara, ad appena quattro
chilometri di distanza, in piena notte, con le strade sgombre. «Nei
confronti dei responsabili verranno assunti provvedimenti rigorosi»
promettono.
ilmessaggero
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