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La mattina del 25 Maggio, una turista tedesca 41enne S.H.H. di
Greding, si è avventurata con il marito, lungo un sentiero
impervio dell’isola di Vulcano, nell’arcipelago delle Eolie.
Durante l'escursione è
caduta accidentalmente lungo un costone roccioso della "sciara"
del vulcano, fratturandosi una caviglia. Il marito, in preda al
panico, ha subito chiamato il 112 che per i cittadini Europei
corrisponde al Numero di Emergenza Europeo, cui
corrisponde in Italia il pronto intervento Carabinieri.
L'uomo ha segnalato, in
lingua tedesca, quanto accaduto e ha indicato sommariamente
all’operatore la sua posizione e le condizioni di salute di sua
moglie. L’operatore di lingua straniera della centrale
operativa dei Carabinieri di Messina, ha immediatamente
richiesto l’intervento dell’Elisoccorso del 118, il quale in pochi
minuti ha raggiunto la malcapitata sulla sommità del cratere,
soccorrendola e trasportandola all’ospedale “Papardo” di
Messina.
Vorremmo capire se l'Arma si è dotata di operatori multilingua
nei capoluoghi di regione italiani, o se invece l'episodio sia
isolato e riguardi l'efficienza della caserma di Messina. Un
plauso va comunque al Comando provinciale dei Carabinieri di
Messina che siano di esempio per ottenere una copertura
nazionale di operatori multilingue. L'Italia, paese a forte
connotazione turistica (ma anche di immigrazione), deve poter
contare su un servizio 112 capace di rispondere in più lingue
alle richieste di soccorso.
Per garantirlo si deve sicuramente incrementare il numero di
operatori capaci di parlare correttamente in lingua inglese,
francese e tedesca, ma anche ricorrere a sistemi di
interpretariato immediato, attraverso società esterne.
Un'altra soluzione (attivata ad esempio in Romania), permette di
visualizzare tra tutti gli operatori 112 in servizio sul
territorio nazionale, quelli capaci di parlare altre lingue,
così da potergli trasferire la chiamata.
Ma se il problema del multilinguismo si può risolvere
rapidamente con risorse umane e convenzioni, lo spinoso tema
della localizzazione delle chiamate continua a dimostrarsi un
problema drammatico.
Riproponiamo una seconda notizia di questi giorni, dopo un
allarme lanciato al 112 lo scorso 29 Maggio, un uomo di 47 anni
è stato ritrovato cadavere in un canalone del Gran Sasso dal
Soccorso Alpino della Guardia di Finanza assieme a Carabinieri,
Vigili del Fuoco e Corpo Forestale dello Stato.
Ci chiediamo se lo stesso escursionista abbia lanciato l'allarme
e soprattutto se non sarebbe stato possibile localizzare il
cellulare dell'uomo per velocizzarne i soccorsi.
Possiamo però affermare che in situazioni come questa, nel caso
che l'allarme venga lanciato dalla persona che necessita di
soccorso, la quale potrebbe trovarsi in condizioni tali da non
poter indicare la propria posizione, l'attuale stato di
impossibilità di localizzare il chiamante potrebbe configurare
un dolo da parte dei servizi di emergenza (quindi dello Stato),
nei confronti dei cittadini. Ciò già sarebbe evidente dopo la
trasformazione in decreto legislativo del Codice delle
Comunicazioni (avvenuto nel 2003), ancor più tale opinione si
rafforza a fronte della sentenza di condanna da parte della
Corte di Giustizia Europea di quest'anno, specificatamente per
la mancata ottemperanza relativamente alla localizzazione del
chiamante.
Come dire che i ritardi dello Stato Italiano, costituiscono
presupposto per la richiesta di risarcimenti danni da parte
delle vittime o dei loro famigliari.
Nel frattempo, poco si muove positivamente sul fronte della
realizzazione delle centrali uniche del 112 Europeo, lo spettro
dell'allargamento di quanto fatto a Salerno sembra sempre più
prendere campo, rischiando di cancellare le eccellenze
consolidate di alcune realtà (in particolare quelle del Soccorso
Sanitario e dei Vigili del Fuoco).
eena
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