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Il medico nel 118 Valdostano è un optional Stampa E-mail
sabato 07 febbraio 2009

Niente assunzioni ma ricorso a liberi professionisti.

Non ci stanno i medici del 118 valdostano a passare per incapaci. Lo scorso 10 gennaio Enrico Visetti, responsabile area della risposta clinica all’emergenza, in un’intervista a La Stampa aveva indicato come elemento di criticità del servizio di 118 non tanto la carenza di organico, che c’è, quanto la mancanza di formazione dei medici.
 «Non è un problema di quantità di organico, ma di qualità» aveva detto. «Cosa ha fatto il dottor Visetti in questi anni per migliorare la nostra formazione? - si domanda oggi un medico che vuole l’anonimato - non ha mai fatto una riunione con noi, che siamo il suo staff, per capire quali sono i casi critici, quali le problematiche e quali le carenze. Sa solo gettare fango su professionisti che hanno oltre dieci anni di esperienza e non muove un dito per rinforzare l’organico». Ad oggi sono 14 i medici che lavorano nel 118 (6 assunti con contratto dipendente e 8 convenzionati) a cui si aggiungono 7 medici impiegati come liberi professionisti perché lavorano all’ospedale. Tra questi ultimi, pagati 60 euro lordi all’ora, c’è lo stesso Visetti. Gli 8 medici convenzionati percepiscono 27 euro l’ora.
 
Se, come indicato dal responsabile del servizio di emergenza territoriale Carlo Poti «è importante che le risorse non vengano sprecate», perché si pagano 7 liberi professionisti e non si assumono altri medici specializzati in emergenza territoriale?
Nella graduatoria generale dei medici iscritti ad Aosta sono 134 quelli che nel 2008 hanno espresso come preferenza la medicina territoriale, su un totale di 217 iscritti. Insomma: il bacino da cui attingere c’è ed è piuttosto ampio. Ma, nonostante la carenza organica sia una realtà fin dal 2007, non sono stati assunti nuovi medici.
In compenso, è prevista la figura del terzo ambulanziere che, quando non c’è un medico disponibile a coprire il servizio, lo sostituisce (numericamente) pagato come libero professionista. In una lettera datata 10 ottobre 2007 e firmata da Enrico Visetti si legge: «Si comunica che è attiva un’attività di libera professione per OTSE (ambulanzieri) finalizzata al mantenimento minimo del numero di persone sull’ambulanza. Essa è attivata ogni volta che, per assenza di norma programmata del medico legata all’attuale carenza organica, sia necessario integrare l’equipaggio al fine di mantenere la stessa efficienza quantitativa». Ma non si trattava di un problema di qualità, da anteporre a un mero discorso quantitativo, come puntualizzato dallo stesso Visetti?
 
E’ difficile credere che tre ambulanzieri riescano a garantire lo stesso servizio di un medico ed è altrettanto difficile stare tranquilli sapendo che in alcuni casi chiamando il 118 il medico non c’è. «Al momento la risposta del 118 valdostano è più che adeguata alle esigenze del territorio» ha assicurato Poti. Del resto, come confermato da Visetti, «le emergenze in Valle non sono così tante». Ma neppure poche, dati alla mano: nel 2008 ci sono stati oltre 4 mila interventi del 118, circa mille per sede. Nel 2007 sono stati altrettanti. E non è andato sempre tutto liscio.
Un pensionato di Pont Saint-Martin di 77 anni il 9 ottobre del 2007 ha chiamato il 118 di Donnas per un malore. «Il medico non c’era - ricorda la moglie - sono arrivati solo tre ambulanzieri che gli hanno praticato il massaggio cardiaco». Il medico del 118 più vicino era a Châtillon. Contattato, è arrivato dopo circa 30 minuti: il paziente era già morto.
Ha avuto più fortuna un ottantacinquenne di Chambave che lo scorso 11 gennaio 2009 ha contattato il 118. Questa volta il turno era coperto da un medico che con due ambulanzieri ha raggiunto in pochi minuti la casa dell’anziano. E’ stato rianimato.

 

La Stampa

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 febbraio 2009 )
 
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